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Selfpublishing

Fermiamo la guerra dei libri: #StopBookWar

Si sa che la realtà, complessa di per sé, appare più tranquillizzante se ridotta a un gioco di contrapposizioni e di contrasti: bianco/ nero, Inter/ Milan, buono/ cattivo, io così/ tu colà. Comprendere se stessi non è sempre facile; più facile senz’altro è comprendere quel che NON si è. Un po’ come fanno gli adolescenti, che nel turbinoso processo di emersione della loro identità sono naturalmente portati a tracciare una linea bellicosa tra il mondo come lo vedono loro, e come lo propongono le vecchie figure parentali.

stopbookwar

Al tentativo di superare semplificazioni e sbarramenti, perlomeno nel campo letterario (cartaceo/ digitale, autopubblicato/ superpubblicato, eccetera), s’ispira appunto la nuova iniziativa di Narcissus, che noi (con molti altri) appoggiamo e consigliamo: #StopBookWar.

A rose is a rose is a rose: così Gertrude Stein nel suo “Sacred Emily”, a significare che “le cose sono quel che sono” o ancora che “anche il solo pronunciare il nome di una cosa equivale a evocare una serie di immagini ed emozioni ad essa associati”.
Allo stesso modo per noi Un libro è un libro è un libro.
La celebre scrittrice americana avrebbe certamente appoggiato il nostro tentativo di riportare l’attenzione su ciò che davvero conta in un libro, su ciò che un libro in realtà racchiude: le immagini che evoca, le emozioni che suscita.

>> Leggi il resto sul blog di Narcissus

Giusto e sbagliato nel #selfpublishing

Che ci sia o non ci sia di mezzo la carta, l’autopubblicazione — il chi fa da sé fa per tre (non sempre e non per forza) dell’editoria — prevede una certa solitudine, quindi il sorgere quasi inevitabilmente di incertezze, insicurezze e dubbi. Se qualcosa va storto (per esempio: si vendono pochi libri) che cosa si è sbagliato? In cosa e come si può fare di meglio?

Moyan_Brenn

Appunto a evitare queste angosce servono le agenzie come la nostra, o anche le iniziative come quella organizzata mensilmente da Narcissus su Twitter: la #selfpubchat. L’ultima delle quali, intitolata Self Publishing: lo stai facendo bene? ha inteso appunto fornire un aiuto a coloro che si autopubblicano e individuare eventuali criticità nel loro approccio.

Chi non ha potuto partecipare trova un resoconto dell’appuntamento virtuale (ma non solo) su questa pagina, oppure — come Storify — a questo link. Buona lettura!

Scrittori ai tempi di Internet

In questo articolo di Salvo Zappulla, uscito sull’ultimo numero del bimestrale siciliano Notabilis, si parla delle nuove possibilità che oggi si offrono a chi scrive — e anche di noi, di Scrittura a tutto tondo. Ne pubblichiamo un estratto; se desiderate leggere l’articolo completo, potete scaricarlo con un clic (Pdf — 770 KB).

Notabilis

La letteratura è subordinata alle leggi di mercato, i libri si producono e si adeguano ai gusti dei lettori. Questa considerazione, un po’ amara per la verità, trova pieno riscontro in un’era contrassegnata dalla globalizzazione, che molte volte fa rima con omologazione. La crisi accentua questa tendenza: editori in grosse difficoltà preferiscono rischiare sempre meno e appiattirsi sui prodotti di consumo, sui libri usa e getta, sulle storie di sesso a buon mercato; trame cruente da propinare ai lettori, thriller mozzafiato e commissari dalla mascella dura pronti a sparare al primo fruscio della tenda. Mode letterarie e spazzatura cartacea. Libri pubblicati esclusivamente per ragioni di cassetta. Oppure, gli editori preferiscono puntare su nomi consolidati, nomi sicuri a prova di mercato, magari autori cui rimane poco da dire.

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L’autopubblicazione nel mondo (anglosassone)

Il sito iltuoeBook.it ha reso disponibile una traduzione in italiano di un’intervista con l’irlandese David Gaughran, autore di numerosi libri alcuni dei quali (di grande successo) dedicati al self-publishing. Nessuno è al momento disponibile nella nostra lingua ma ne esistono traduzioni, dall’originale inglese, in francese e spagnolo.

Nicolas-Raymond

Può essere senz’altro interessante leggerla a titolo, diciamo così, di ispirazione (difficile per un autore che scriva in italianonoi non abbiamo colonizzato il mondo, se non in tempi troppo antichi... arrivare a quei numeri). E se poi la strada dell’autopubblicazione vi sembra praticabile, date un’occhiata a questa panoramica sugli strumenti tecnici e sulle piattaforme utili a chi, nel nostro paese e nella nostra lingua, intenda cimentarsi. E se, infine, non volete fare tutto da soli ma cercate un partner, chi meglio di noi? 😉

Ma tu che fai nella vita? Gli eBook

Riceviamo da Narcissus e volentieri spargiamo la voce 🙂

Dopo due anni di lavoro con l’Università di Macerata siamo molto felici di annunciare che il Master di I livello sulle “Professioni dell’editoria digitale” (PED) prenderà il via da questo Anno Accademico, 2014-2015.

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L’Università degli Studi di Macerata, in collaborazione con Simplicissimus Book Farm (SBF) ed Edizioni dell’Università di Macerata (EUM), presenta questo progetto formativo di durata annuale, pensato con lo scopo di creare figure professionali specializzate e competenti nel campo dell’editoria digitale, che svolgano ruoli ben precisi, ovvero: esperto di produzione ebook (tipografo digitale), esperto di distribuzione ebook (logistica dei contenuti digitali), ed esperto di promozione ebook (marketing e promozione di contenuti digitali).

>> Leggi l’intero articolo sul sito di Simplicissimus Book Farm

Autopubblicazione contro editoria a pagamento contro editoria “tradizionale”

CONTRO, davvero? Proviamo a osservare con calma le caratteristiche di ognuna delle tre possibilità. E partiamo dall’ultima: la cosiddetta editoria tradizionale (senza dimenticare che la tradizione contiene spesso dei tesori).

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Editoria “tradizionale”

Tutti coloro che scrivono sognano di essere pubblicati da una casa editrice nota e riconosciuta, con la quale andranno a stipulare un contratto di edizione (come regolato dalla legge sul diritto d’autore). Questo tipo di contratto prevede che l’autore ceda i diritti alla casa editrice, in esclusiva e per un periodo di tempo limitato, e che gli sia corrisposta una percentuale sul prezzo di vendita del libro — della quale viene versato un anticipo alla firma del contratto. E questo è il tipo di pubblicazione (non prendiamoci in giro) più desiderabile.

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Ladri di idee

Una delle domande poste più di frequente — e con una certa angoscia — dalle persone che si accostano alla possibilità di autopubblicarsi riguarda la protezione delle proprie opere. Non è che putacaso, “sbattendo” in rete i propri libri elettronici, li si rende vulnerabili da parte di coloro che non hanno niente da dire e, per passare il tempo, fregano le idee degli altri? Alcuni dei nostri clienti hanno deciso di tutelare le proprie opere depositandole; chi presso la SIAE (come ad esempio Luigi Rossi), chi presso Patamu (come ad esempio Ollie Sophia McKain).

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In ogni caso, la tutela delle opere dell’ingegno di carattere creativo è regolata dalla Legge sul Diritto d’Autore (22 aprile 1941, n. 633, più volte aggiornata).

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Ancora sul #selfpublishing

Alcuni giorni fa, su Twitter, si è svolta una “chiacchierata” su questioni di autopubblicazione. Ideata da Narcissus, la #selfpubchat ha avuto per tema la qualità del libro autopubblicato; sul blog della piattaforma è possibile ritrovare i passaggi salienti della conversazione. Vi segnaliamo inoltre che a Milano, il 25 maggio, si terrà un workshop dedicato al selfpublishing all’interno della manifestazione (a pagamento) Weekend Writers and Readers. Tenuto da Luca Lorenzetti, Product Manager di Simplicissimus Book Farm, il seminario ha lo scopo di fornire ai selfpublisher (o aspiranti tali) gli strumenti necessari per muoversi al meglio in questo mondo.

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