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Scrivere

Il blog dello scrittore: dieci buone ragioni per averlo

Tu che scrivi cose che poi vengono pubblicate, comunque esse siano pubblicate (le strade essenzialmente sono 3: da una casa editrice, con il self-publishing oppure — ahinoi — da un editore a pagamento), tu che scrivi e pubblichi, insomma, dovresti proprio avere un blog. Per queste buone ragioni.

Il blog dello scrittore: un computer e un taccuino, strumenti essenziali.

1. Diverse persone avranno la possibilità di conoscere il tuo “io” letterario, di conoscerti come scrittore/scrittrice, leggendo il tuo blog. Scrivere su un blog è ovviamente diverso dallo scrivere un libro – l’approccio con la scrittura non è lo stesso – ma la persona che fa le due cose sei sempre tu. Attraverso quel che scrivi sul blog, i tuoi lettori potranno arrivare a quel che scrivi nei tuoi libri.

2. Il blog dello scrittore intensifica la presenza online dello scrittore stesso. Ci sarà un altro indirizzo web che contiene il tuo nome e potrai connettere il tuo blog alle tue pagine social e anche al tuo sito statico, se è un sito a parte.

3. Avere un blog ti consente di ottenere dei feedback. Se scrivi un post che suscita fermento nella rete (commenti, condivisioni), faresti bene a interrogarti su cosa esattamente dica quel post, e sul modo in cui lo dice. Magari da quel post potrà nascere un libro.

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Di cosa parla il tuo libro?

Di cosa parla il tuo libro? Di cosa esattamente tratta il testo che hai scritto o stai scrivendo? A chi si rivolge, da quale tua esigenza è scaturito, chi potrebbe illuminare/ informare/ divertire, la consapevolezza di quale tipo di lettore/ individuo potrebbe sperabilmente ampliare?

Di cosa parla il tuo libro? Una ragazza perplessa.

Potrebbe esserti molto utile esercitarti a descrivere sinteticamente, a voce, il senso e il contenuto del tuo testo (romanzo, saggio, sceneggiatura), in un modo che susciti l’attenzione e l’interesse di chi ti ascolta. Non stiamo parlando della sinossi, o quarta di copertina, ma di una presentazione orale di 30 secondi in tutto, quella che in inglese è denominata pitch.

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Autocritica: la palla al piede di chi scrive

Ti è mai capitato, mentre scrivi, di avvertire una presenza giudicante, accanto a te? Di immaginare che uno gnomo, un fantasma, qualcuno o qualcosa ti si sia piazzato dietro le spalle per spiare quello che stai scrivendo? E manco a dirlo, a un certo punto quello gnomo punta il dito sull’ultima frase che hai scritto ed esclama: “No! Così non va!

Prima di tutto, sei in buona compagnia; e poi, quello gnomo è una parte di te. Può darsi che tu abbia vissuto, fin dall’infanzia, in un ambiente particolarmente giudicante e che abbia fatto tuo questo comportamento, arrivando a metterlo in pratica senza nemmeno accorgertene.

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