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Editoria tradizionale

Autopubblicarsi o cercare un editore?

Chi ha scritto un libro di qualunque genere, e non per tenerlo in un cassetto, al giorno d’oggi non può non porsi questa domanda amletica: autopubblicarsi o tentare la strada dell’editoria “tradizionale”? La verità è che quasi tutti gli autori ambiscono a trovare una casa editrice vera e propria, possibilmente medio-grande, poiché il chi fa da sé fa per tre non sempre e non necessariamente è vero.

autopubblicarsi

Guy Kawasaki, forse lo scrittore (di non-fiction) autopubblicato più noto al mondo, che sul self-publishing tiene conferenze e webinar e ha anche scritto un libro (APE: Author, Publisher, Entrepeneur — Autore, Editore, Imprenditore), ovviamente autopubblicato, riassume in questo modo i vantaggi e gli svantaggi del self-publishing:

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Fermiamo la guerra dei libri: #StopBookWar

Si sa che la realtà, complessa di per sé, appare più tranquillizzante se ridotta a un gioco di contrapposizioni e di contrasti: bianco/ nero, Inter/ Milan, buono/ cattivo, io così/ tu colà. Comprendere se stessi non è sempre facile; più facile senz’altro è comprendere quel che NON si è. Un po’ come fanno gli adolescenti, che nel turbinoso processo di emersione della loro identità sono naturalmente portati a tracciare una linea bellicosa tra il mondo come lo vedono loro, e come lo propongono le vecchie figure parentali.

stopbookwar

Al tentativo di superare semplificazioni e sbarramenti, perlomeno nel campo letterario (cartaceo/ digitale, autopubblicato/ superpubblicato, eccetera), s’ispira appunto la nuova iniziativa di Narcissus, che noi (con molti altri) appoggiamo e consigliamo: #StopBookWar.

A rose is a rose is a rose: così Gertrude Stein nel suo “Sacred Emily”, a significare che “le cose sono quel che sono” o ancora che “anche il solo pronunciare il nome di una cosa equivale a evocare una serie di immagini ed emozioni ad essa associati”.
Allo stesso modo per noi Un libro è un libro è un libro.
La celebre scrittrice americana avrebbe certamente appoggiato il nostro tentativo di riportare l’attenzione su ciò che davvero conta in un libro, su ciò che un libro in realtà racchiude: le immagini che evoca, le emozioni che suscita.

>> Leggi il resto sul blog di Narcissus

Autopubblicazione contro editoria a pagamento contro editoria “tradizionale”

CONTRO, davvero? Proviamo a osservare con calma le caratteristiche di ognuna delle tre possibilità. E partiamo dall’ultima: la cosiddetta editoria tradizionale (senza dimenticare che la tradizione contiene spesso dei tesori).

ladydragonfly

Editoria “tradizionale”

Tutti coloro che scrivono sognano di essere pubblicati da una casa editrice nota e riconosciuta, con la quale andranno a stipulare un contratto di edizione (come regolato dalla legge sul diritto d’autore). Questo tipo di contratto prevede che l’autore ceda i diritti alla casa editrice, in esclusiva e per un periodo di tempo limitato, e che gli sia corrisposta una percentuale sul prezzo di vendita del libro — della quale viene versato un anticipo alla firma del contratto. E questo è il tipo di pubblicazione (non prendiamoci in giro) più desiderabile.

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