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Editoria elettronica

99 centesimi per il tuo ebook è troppo poco

Versione italiana stringata di questo scritto. Buon rientro dalle vacanze a tutti!

99 centesimi per il tuo ebook è poco | Le monete da 1 euroVedo una quantità di autori indipendenti mettere in vendita i loro eBook a 99 centesimi: è troppo poco. Perché (a) tu, che scrivi, devi dar valore al tuo lavoro, perché (b) il prezzo al ribasso non funziona e perché (c) devi evitare di segnalare inequivocabilmente che il tuo eBook è autopubblicato.

(a) Se non dai valore al tuo lavoro, non lo farà nessun altro

Questa è una lezione di vita, e la ripeto: se non dai valore al tuo lavoro, non lo farà nessun altro. Devi credere nel tuo libro; credere che valga più di un euro. Se stabilisci che il suo valore è così basso, stai dicendo al tuo possibile lettore che tu per primo credi poco in quel che hai fatto. Che ritieni il tuo libro, tutt’al più, passabile.

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Trarre vantaggi dalla pirateria digitale…?

Secondo alcuni, quella che la pirateria digitale sia una brutta cosa per gli autori è una favola che raccontano gli editori; chi scrive, piuttosto, dovrebbe esser grato a chi crea e diffonde copie pirata dei suoi eBook, perché il “pirataggio” è la base del successo.

pirateria

Sembra una semplificazione; e lo è. E non fa che perpetuare la narrazione della quale parlavamo nell’ultimo post (punto 2), secondo la quale il vero lupo cattivo del sistema è l’editore, capitalista senza volto che sfrutta l’autore e oltretutto gli racconta balle. Quindi, tanto vale fregarlo, piratando; l’unico che ci rimetterà, nel caso, è lui.

Ma se fosse effettivamente anche possibile, per chi scrive, sfruttare la pirateria digitale a proprio vantaggio? Se fosse possibile considerare i pirati come un team di marketing che lavora per lo scrittore/la scrittrice senza che lui/lei debba pagarlo…? 😉

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Come difendersi dalla pirateria digitale

Quanti di voi, sinceramente, non hanno sul proprio e-reader o sul proprio computer nemmeno un eBook pirata? Il fenomeno della pirateria digitale è diffusissimo; ci si può scherzare, si può tentare di spiegare perché il diritto d’autore è importante… e si può anche aver paura di ritrovare il proprio lavoro riprodotto all’infinito e senza tutele.

pirateria

Difatti non pochi autori, ed editori, rinunciano in partenza alla pubblicazione in eBook. È però un’arma a doppio taglio, se non una zappa sui piedi: se è vero che in questo modo si evitano i download illegali, è anche vero che si rinuncia a una maggior diffusione del libro (un’edizione nel formato elettronico la comporta, senza dubbio).

Ecco cosa, secondo noi, si può fare per proteggersi dalla pirateria informatica.

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“Professione eBook”. Un corso interessante, aperto a tutti!

Riceviamo da Narcissus e volentieri spargiamo la voce. E poi magari ci vediamo lì… 🙂

Avrà inizio il prossimo 9 maggio, e si protrarrà per tre weekend fino al 6 giugno, il corso “Professione ebook” promosso da PepeLab in collaborazione con Simplicissimus Book Farm e la Scuola Internazionale di Comics di Jesi (Ancona).

zhaoSi tratta di un percorso formativo organizzato in tre moduli frequentabili anche singolarmente, per un totale di 30 ore, dedicato a chiunque voglia approfondire le proprie conoscenze e acquisire una professionalità specifica in materia di produzione, pubblicazione e promozione di libri elettronici. Un corso, quindi, rivolto anche agli autori indipendenti! Ti va di partecipare?

Per le informazioni specifiche sull’iniziativa (costi, date, programma didattico e profilo dei docenti) spostatevi sul blog di Narcissus e sul sito di PepeLab. Trovate qui l’evento Facebook.

Fermiamo la guerra dei libri: #StopBookWar

Si sa che la realtà, complessa di per sé, appare più tranquillizzante se ridotta a un gioco di contrapposizioni e di contrasti: bianco/ nero, Inter/ Milan, buono/ cattivo, io così/ tu colà. Comprendere se stessi non è sempre facile; più facile senz’altro è comprendere quel che NON si è. Un po’ come fanno gli adolescenti, che nel turbinoso processo di emersione della loro identità sono naturalmente portati a tracciare una linea bellicosa tra il mondo come lo vedono loro, e come lo propongono le vecchie figure parentali.

stopbookwar

Al tentativo di superare semplificazioni e sbarramenti, perlomeno nel campo letterario (cartaceo/ digitale, autopubblicato/ superpubblicato, eccetera), s’ispira appunto la nuova iniziativa di Narcissus, che noi (con molti altri) appoggiamo e consigliamo: #StopBookWar.

A rose is a rose is a rose: così Gertrude Stein nel suo “Sacred Emily”, a significare che “le cose sono quel che sono” o ancora che “anche il solo pronunciare il nome di una cosa equivale a evocare una serie di immagini ed emozioni ad essa associati”.
Allo stesso modo per noi Un libro è un libro è un libro.
La celebre scrittrice americana avrebbe certamente appoggiato il nostro tentativo di riportare l’attenzione su ciò che davvero conta in un libro, su ciò che un libro in realtà racchiude: le immagini che evoca, le emozioni che suscita.

>> Leggi il resto sul blog di Narcissus

Scrittori ai tempi di Internet

In questo articolo di Salvo Zappulla, uscito sull’ultimo numero del bimestrale siciliano Notabilis, si parla delle nuove possibilità che si offrono a chi scrive, e anche di noi. Ne pubblichiamo un estratto; se desiderate leggere l’articolo completo, potete scaricarlo (Pdf — 770 KB).

Notabilis

La letteratura è subordinata alle leggi di mercato, i libri si producono e si adeguano ai gusti dei lettori. Questa considerazione, un po’ amara per la verità, trova pieno riscontro in un’era contrassegnata dalla globalizzazione, che molte volte fa rima con omologazione. La crisi accentua questa tendenza: editori in grosse difficoltà preferiscono rischiare sempre meno e appiattirsi sui prodotti di consumo, sui libri usa e getta, sulle storie di sesso a buon mercato; trame cruente da propinare ai lettori, thriller mozzafiato e commissari dalla mascella dura pronti a sparare al primo fruscio della tenda. Mode letterarie e spazzatura cartacea. Libri pubblicati esclusivamente per ragioni di cassetta. Oppure, gli editori preferiscono puntare su nomi consolidati, nomi sicuri a prova di mercato, magari autori cui rimane poco da dire.

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Un libro è un libro, o no? #unlibroèunlibro

Impazza su Twitter la hashtag che campeggia nel titolo del post, #unlibroèunlibro — e che riguarda il fuoco della fiera contrapposizione tra libri di carta ed elettronici. Davvero dobbiamo ritrovarci a ripetere ancora una volta che il valore di un libro risiede nel suo contenuto più che nella forma (cartacea o digitale) attraverso la quale tale contenuto è veicolato?

unlibroeunlibro
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Autopubblicazione contro editoria a pagamento contro editoria “tradizionale”

CONTRO, davvero? Proviamo a osservare con calma le caratteristiche di ognuna delle tre possibilità. E partiamo dall’ultima: la cosiddetta editoria tradizionale (senza dimenticare che la tradizione contiene spesso dei tesori).

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Editoria “tradizionale”

Tutti coloro che scrivono sognano di essere pubblicati da una casa editrice nota e riconosciuta, con la quale andranno a stipulare un contratto di edizione (come regolato dalla legge sul diritto d’autore). Questo tipo di contratto prevede che l’autore ceda i diritti alla casa editrice, in esclusiva e per un periodo di tempo limitato, e che gli sia corrisposta una percentuale sul prezzo di vendita del libro — della quale viene versato un anticipo alla firma del contratto. E questo è il tipo di pubblicazione (non prendiamoci in giro) più desiderabile.

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