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Consigli e trucchi

La newsletter dello scrittore

Oggi per Consigli e trucchi ci occupiamo di uno strumento importante nelle mani di chi scrive e pubblica: la newsletter – utile a informare amici e seguaci delle presentazioni dei nostri libri, e in generale di tutte quelle attività che ruotano attorno alla nostra scrittura.

newsletter spam

Prima di tutto, chiariamo come ci siano modi corretti (intelligenti) e modi scorretti (stupidi) di farlo. Una newsletter degna di questo nome è creata con un programma che consente, a chi la riceve, di cancellarsi dalla lista con un clic. Se ti limiti a raccogliere indirizzi email dove capita e mandare email a centinaia di persone che per smettere di riceverle dovranno contrassegnarle come “Spam”, ti dai la zappa sui piedi. E questo è stupido. Rompere le scatole alla gente è stupido. Creare una comunità e offrire un servizio è, invece, una cosa intelligente.

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Dieci buone ragioni per avere un blog. Dello scrittore

Tu che scrivi e pubblichi, sia che lo faccia con la cosiddetta editoria tradizionale sia che utilizzi il self-publishing, dovresti proprio avere un blog. Per queste buone ragioni:

1. Diverse persone avranno la possibilità di conoscere il tuo “io” letterario, di conoscerti come scrittore/scrittrice, leggendo il tuo blog. Scrivere su un blog è ovviamente diverso dallo scrivere un libro – l’approccio con la scrittura non è lo stesso – ma la persona che fa le due cose sei sempre tu. Attraverso quel che scrivi sul blog, i tuoi lettori potranno arrivare a quel che scrivi nei tuoi libri.

2. Avere un blog intensifica la tua presenza online. Ci sarà un altro indirizzo web che contiene il tuo nome e potrai connettere il tuo blog alle tue pagine social e anche al tuo sito statico, se è un sito a parte.

3. Avere un blog ti consente di ottenere dei feedback. Se scrivi un post che suscita fermento nella rete (commenti, condivisioni), faresti bene a interrogarti su cosa esattamente dica quel post, e sul modo in cui lo dice. Magari da quel post potrà nascere un libro.

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Come organizzare una serata di presentazione per un libro. Di successo

“Book launch party”, si dice in inglese, o anche solo book launch — il lancio del libro. Non dalla finestra per mano di un lettore esasperato, si spera, ma nel firmamento delle pubblicazioni di successo. Stiamo parlando quindi di una serata nel corso della quale il tuo libro sarà pubblicamente presentato — attraverso conversazioni, interviste, letture, aperitivi e quant’altro — e messo in vendita.

presentazione

Hai all’attivo diversi libri pubblicati? Stai scrivendo il primo, o l’hai appena scritto? In ogni caso trarrai grandi vantaggi da una presentazione; in primo luogo psicologici, perché il tuo lavoro sarà riconosciuto e sostenuto da amici, colleghi e familiari, ma non solo: una presentazione rappresenta un’opportunità di vendere copie cartacee e di far sì che della tua scrittura “si parli”. Proviamo a esporre i passaggi più importanti nell’organizzazione di una buona presentazione:

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Come scrivere la quarta di copertina

Ancora a proposito della sintesi di un libro: stavolta ci occuperemo più precisamente della cosiddetta quarta di copertina, cioè della succinta descrizione che compare in alcuni casi, appunto, sulla quarta, in altri sulla bandella o aletta (nei libri con sovraccoperta). E che in ogni caso, anche in quello dei libri elettronici, appare sui siti di vendita ed è quindi il primo testo che il potenziale lettore ha sott’occhio, e in base al quale decide se sfogliare l’anteprima e poi procedere con l’ordine.

Quarta di copertina | Un antico manoscritto

Insomma, accanto al titolo e alla copertina, la quarta di copertina è l’elemento più importante nel determinare l’immediata appetibilità di un libro di qualunque genere. Il suo scopo è trasformare il distratto navigante in un lettore, e se non lo raggiunge… forse la “quarta” possiede una o più di queste caratteristiche:

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Ma di che parla il mio libro?

Di che parla il tuo libro? Di cosa tratta il testo che hai scritto o stai scrivendo, a chi si rivolge, da quale tua esigenza è scaturito, chi potrebbe illuminare/ informare/ divertire, la consapevolezza di quale tipo di lettore/ individuo potrebbe sperabilmente ampliare?

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Forse ti sarebbe utile esercitarti a descrivere sinteticamente, a voce, il senso e il contenuto del tuo testo (romanzo, saggio, sceneggiatura), in un modo che sappia suscitare l’attenzione e l’interesse immediati del tuo interlocutore. Non stiamo parlando della sinossi, ma di una presentazione orale di 30 secondi in tutto, quella che in inglese è denominata pitch.

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Aaargh! Il mio libro non vende!

Mi sono autopubblicato e, maremma maiala, il mio libro ha venduto cinque miserrime copie in tre mesi!!! Ma perché?!

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Diamo per scontato il fatto che il tuo libro, o navigante/autore/autrice intelligentemente dedito/a al self-publishing, sia ben scritto e attraente per un’ampia fascia di lettori; qui di seguito, dunque, trovi elencate dieci domande che dovresti porti se il tuo libro, ahinoi, vende poco o addirittura niente. Effettuare aggiustamenti anche solo su uno di questi fattori può avere un impatto considerevole sulla performance di un libro; ma il più delle volte occorre intervenire su diversi aspetti perché si ottengano risultati di rilievo.

1. Il mio libro ha un buon titolo?
Ricorda: un buon titolo incuriosisce, stimola, “funziona” dal punto di vista creativo e comunicativo, è originale e facilmente reperibile sui siti dei negozi online.

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Le sette illusioni dell’aspirante autore

Sette come i peccati capitali, ma questi non sono peccati; solo miti, leggende metropolitane diffuse tra coloro che ambiscono a veder campeggiare il proprio nome su una copertina. Qualcuna ti sembra familiare?

Mito n. 1. Se riesco a trovare una casa editrice, non dovrò occuparmi della promozione del mio libro: l’ufficio stampa e l’ufficio marketing dell’editore faranno tutto.

melenitaLa realtà. Con rarissime eccezioni, anche gli scrittori pubblicati nell’ambito della cosiddetta editoria tradizionale si impegnano in prima persona nella promozione delle loro opere, se non altro attraverso i social media; e se non hanno voglia di farlo, trovano qualcuno che lo faccia per loro. Questo è da un lato un dovere morale nei confronti dell’editore che ha investito non poco nella pubblicazione dell’opera cartacea, dall’altro una necessità nel mondo della comunicazione, per come si configura al giorno d’oggi.

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Ladri di idee

Una delle domande poste più di frequente — e con una certa angoscia — dalle persone che si accostano alla possibilità di autopubblicarsi riguarda la protezione delle proprie opere. Non è che putacaso, “sbattendo” in rete i propri libri elettronici, li si rende vulnerabili da parte di coloro che non hanno niente da dire e, per passare il tempo, fregano le idee degli altri? Alcuni dei nostri clienti hanno deciso di tutelare le proprie opere depositandole; chi presso la SIAE (come ad esempio Luigi Rossi), chi presso Patamu (come ad esempio Ollie Sophia McKain).

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In ogni caso, la tutela delle opere dell’ingegno di carattere creativo è regolata dalla Legge sul Diritto d’Autore (22 aprile 1941, n. 633, più volte aggiornata).

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