Superare il blocco dello scrittore: tre consigli pratici

La settimana scorsa, un’aspirante scrittrice ci ha inviato il suo primo romanzo. Nel complesso ne era abbastanza soddisfatta, ma sospettava che avesse bisogno di essere lavorato ancora un po’ e cercava qualcuno che la aiutasse, che sottoponesse il testo a un editing, oppure le facesse da coach letterario.

Il blocco dello scrittore: uno scrittore davanti al computer con le mani nei capelli.

Abbiamo letto il testo, l’abbiamo chiamata al telefono e le abbiamo dato il nostro parere: in effetti ci pareva che alcuni aspetti avrebbero potuto essere approfonditi, e le abbiamo detto quali. La sua risposta ci ha lasciate di stucco.

“Ma ne sarò capace?”

Quell’aspirante scrittrice ha un giudice interiore troppo severo. Non è un alleato che le indica una strada percorribile, ma un nazista che non fa che ripeterle che sbaglia, e così la paralizza. Le procura il blocco dello scrittore.

Una volta una romanziera raccontò, a una presentazione, di avere nella mente un’immagine molto chiara del suo giudice interiore. Era uno gnomo appollaiato sulla sua spalla destra, con il dito e il cipiglio puntati sulla tastiera del laptop. “Questo non va bene!” non faceva che tuonare. “Non è così che si scrive! Sbagli tutto!”

Se quella romanziera non fosse venuta a patti con lo gnomo, non l’avesse trasformato da nemico in alleato, sarebbe caduta nelle spire del blocco dello scrittore e non avrebbe scritto un bel nulla (e i suoi libri non esisterebbero).

E come si fa a trasformare lo gnomo/il nazista in un alleato?

La verità è che non è semplice, e che non c’è una risposta che vada bene per tutti. Scrivere, così come comporre musica, recitare o danzare, è un atto creativo. E quando ci accingiamo a creare, si attiva un dialogo interno in ognuno di noi. Il nostro bambino interiore, che vorrebbe esprimersi, scalpita; il nostro giudice interiore, che vorrebbe indicare la strada, frena. A livello psicologico, l’atto artistico è un dialogo tra queste due componenti; la continua ricerca di un compromesso. Se il dialogo è un litigio, o una serie di diktat, lamenti e capricci, e il risultato è il blocco dello scrittore, qualcosa non va.

Per risolvere il problema occorre una riflessione individuale profonda. Qui proviamo a dare tre suggerimenti espressi; tre possibili azioni, piccole ma mirate, che possono aiutare, e molto.

1. Considera la scrittura come un esperimento

Mentre scrivi il tuo libro, prova a dire a te stesso/a che stai solo cercando di vedere cosa succede, dove il processo ti porterà. Sentirai allentarsi la pressione; lo gnomo diverrà più mingherlino e più simpatico, e il nazista deporrà il mitra e la divisa.

2. Prendila con leggerezza

Non essere perfezionista: la ricerca ossessiva della perfezione non porta da nessuna parte. Se non fai che domandarti se quella parola, quella frase, quel paragrafo sono “giusti”, tutto quel che ne ricavi è un’alterazione dello stato creativo, un’interruzione del flusso. Al contrario, cerca di assumere un’attitudine giocosa, prova soluzioni diverse, giusto per vedere come viene, e alla fine scegli quella che ti piace di più. La prima stesura non può essere perfetta. Non lo è mai, non lo è per nessuno, neanche per i grandi.

3. Parla di quello che stai scrivendo

Con le persone che ti sono care e che quindi — sperabilmente — non ti giudicheranno, non aver paura di raccontare che stai scrivendo un libro e di riferire episodi che lo riguardino o elementi che potrebbero esservi inseriti. Condividere storie personali sull’argomento del tuo libro può dar vita alla tua scrittura. E nessuno, quelle storie, potrà mai raccontarle come lo fai tu: non temere che ti siano sottratte.

Una risposta

  1. […] (e non solo). Per alcuni si tratta di una condizione momentanea, per altri di una situazione paralizzante, che induce a mettere da parte il tanto desiderato libro da scrivere per mesi, o anni, o magari per […]

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