È con grande piacere che vi presentiamo Lorella Camerini e il suo romanzo d’esordio Un buon inizio (Edizioni Progetto Cultura), una storia di donne, segreti e incomunicabilità che attraversa tre generazioni. Dopo aver seguito un percorso di book coaching con noi di “Scrittura a tutto tondo”, Lorella ha visto realizzarsi il sogno della pubblicazione del suo libro. In questa intervista ci racconta come è nato il romanzo, cosa significa scrivere di rapporti madre-figlia e nonna-nipote, e quali sono state le sfide del suo debutto letterario.

Lorella Camerini, il tuo romanzo intreccia le vite di tre donne: Camilla, Francesca e Miriam, nonna, madre e figlia. C’è qualcosa di autobiografico nelle tue protagoniste?
Oh, no! Però conosco le dinamiche che si creano quando i rapporti tra madri e figlie sono conflittuali, come succede nella mia storia. Per un lungo periodo ho ascoltato le confidenze di una cara amica che aveva interrotto ogni rapporto con sua madre. Ho ascoltato il suo dolore e l’ho fatto mio, e tutto questo è venuto fuori quando ho creato il personaggio di Francesca, una donna spigolosa, in fuga da se stessa, che lascia naufragare il suo matrimonio e il rapporto con sua figlia Miriam.
All’inizio, quando ho iniziato a scrivere, pensavo di mettere in azione solo loro due, poi mi sono detta che una relazione così difficile affondava di sicuro le radici nel passato, quindi è nato anche il personaggio di Camilla, la madre di Francesca.
Quanto tempo ci hai messo a scrivere il romanzo?
Circa un anno, ma l’idea di questa storia credo di averla avuta sempre dentro di me. Desideravo dare spazio a un tema a me caro, quello dell’incomunicabilità, quella condizione che ci impedisce di entrare in contatto profondo con l’altro, a causa di barriere psicologiche ed emotive.
Lorella Camerini, il tuo romanzo è ambientato a Orvinio, un bellissimo borgo in provincia di Rieti: perché questa scelta?
Volevo ambientare la mia storia in una piccola comunità, un luogo dove tutti si conoscono, dove quello che capita a uno riguarda anche gli altri. Un luogo dove non fosse possibile nascondere nulla, neanche i pensieri, dove i vicoli ospitano i passi lenti degli anziani e i colori accesi del tramonto infiammano i cieli infiniti. Insomma un luogo dove poter ritrovare l’anima, e non ho avuto dubbi: doveva essere Orvinio. Amo questo borgo ai piedi dei Monti Lucretili, i bellissimi scorci sul castello Malvezi, il silenzio dei boschi che lo circondano, le stradine e piazze cariche di umanità.
Nella tua storia, Orvinio custodisce un segreto che appartiene alle tre protagoniste. Senza fare spoiler, puoi dirci cosa ti ha ispirata nel creare questo mistero?
Stavo leggendo un articolo che riguardava la conferma della paternità artistica di un quadro di cui si erano perse le tracce, e che era stato ritrovato per caso in una chiesa di campagna. La cosa mi ha affascinato, e così ho deciso di portarla dentro la mia storia, facendole fare, però, un cammino un po’ diverso.
Quanto diverso, lo scopriranno i tuoi lettori! Veniamo adesso agli aspetti che riguardano anche noi: tu hai scelto di affrontare un percorso di book coaching. Racconta il lavoro che abbiamo fatto insieme.

Questo è il mio romanzo di esordio e la paura di avere scritto qualcosa di banale era dietro l’angolo. Così mi sono messa alla ricerca di qualcuno che potesse aiutarmi a migliorarlo. La scelta è caduta su “Scrittura a tutto tondo”, e posso assicurare che è stata una scelta fortunata.
Mi sono fatta coraggio e ho mandato una mail. Rita Charbonnier mi ha risposto e così ci siamo messe all’opera. Il lavoro è stato svolto insieme, tengo a sottolineare che non c’è stata alcuna ingerenza da parte della editor, come teme la stragrande maggioranza degli scrittori emergenti.
Abbiamo analizzato l’arco della storia, abbiamo fatto una ripulitura degli avvenimenti, eliminando quelli che non aggiungevano nulla; altri sono stati spostati, altri aggiunti. Poi abbiamo lavorato sui personaggi, mettendo meglio in evidenza il loro carattere, le loro peculiarità. Devo dire che è stato un lavoro duro, che a volte mi ha messo in crisi, però mi ha regalato la capacità di comprendere meglio l’animo umano.
Perché credi che rivolgersi a un book coach o a un editor sia utile? E secondo Lorella Camerini, come si fa a scegliere il professionista giusto?
Io credo che rivolgersi a un book coach o a un editor sia necessario, se non addirittura indispensabile, se si vuole pubblicare il proprio romanzo. Un bravo editor ha il compito di mettere in evidenza i punti deboli della storia, le incongruenze, aiuta a dare maggiore credibilità e spessore ai personaggi. E un po’ come il Grillo parlante di Pinocchio, ti mette la pulce nell’orecchio e da quel momento non fai altro che pensare a quello che ti ha detto. Poi se hai la fortuna di trovare un editor competente, come quella che ho trovato io, e ci entri in sintonia, il gioco è fatto.
Come si fa a scegliere il professionista giusto? Posso dire quello che ho fatto io. Ho cercato nel web, ho preso visione di moltissimi siti, mi sono informata sulla storia professionale dei componenti, ho studiato come presentavano il lavoro dei loro clienti e poi la scelta è caduta su di voi.
La prima cosa che mi ha colpito è stato il nome, mi ha suggerito che la vostra abilità sta nel non abbandonare il povero scrittore emergente, ma di seguirlo lungo tutto il percorso creativo e questo mi ha rassicurato. Poi ho avuto la fortuna di incontrare la professionalità di Rita e questa è stata la ciliegina sulla torta.
Grazie, troppo buona! È stato difficile, poi, trovare una casa editrice?
Il capitolo “casa editrice” è di sicuro il più difficile da scrivere! Il mondo dell’editoria è una giungla. Anche in questo caso mi è venuto in aiuto il web: ho selezionato le case editrici che potevano avere attinenza con la mia storia e poi ho ristretto il campo a quelle medio-piccole della mia città, Roma. Ho scritto una sinossi e una lettera di presentazione e le ho inviate insieme al testo. Poi è iniziato il calvario dell’attesa…
Avevo letto da qualche parte che se non rispondevano entro quattro settimane voleva dire che non erano interessate [NDR: non è detto! Possono volerci mesi per ottenere una risposta che potrebbe anche essere positiva!]. A me è successo qualcosa di diverso e per certi aspetti qualcosa che sa di beffa. Ho ricevuto telefonate da alcune case editrici che si sono dette molto interessate, e che mi avrebbero contattato quanto prima per sottopormi il contratto. Poi il silenzio. Le settimane si sono tramutate in mesi e i mesi si sono sommati tra loro. La speranza mi stava abbandonando quando ho ricevuto la mail dalla Casa Editrice “Progetto Cultura” e quello che è accaduto dopo lo sappiamo già.
Il tuo romanzo è stato presentato al caffè Letterario Mangiaparole. Com’è andata? E che riscontri hai avuto dai lettori dopo la pubblicazione?
La presentazione è andata molto bene, il Caffè Letterario è un locale accogliente, che mi ha fatto sentire a mio agio. Non nascondo che parlare davanti a delle persone mi ha molto emozionata, ma sono riuscita ad arrivare fino in fondo.
I riscontri che ho ricevuto dopo la pubblicazione sono stati molti e tutti positivi, e questo è un dato che non davo per scontato. Ma quello che mi ha meravigliato di più è stato leggere i commenti da parte di un pubblico maschile. Nel mio intimo desideravo che questo mio romanzo di esordio fosse per tutti, ma non mi aspettavo così tante riflessioni da parte di un pubblico maschile. Per cui mi posso ritenere più che soddisfatta.
Lorella Camerini, hai qualche consiglio da dare a chi si affaccia al mondo della scrittura nella speranza di pubblicare?
Credo che ognuno debba trovare la propria strada: quello che va bene per me, non è detto che vada bene per qualcun altro. Io ho letto molti libri sull’argomento della scrittura creativa, ho frequentato diversi corsi di scrittura creativa e poi ho letto, letto tantissimi romanzi, di scrittori noti e anche meno noti. Non passa giorno senza che non sia con il naso infilato tra le pagine di un libro, cercando di analizzarne la struttura, la costruzione dei personaggi, che sono l’anima della storia. E poi scrivo, ogni giorno scrivo per affinare la qualità della mia scrittura, per trovare il mio stile. Per cui quello che mi sento di dire è di studiare, studiare sempre, ogni giorno, perché nel mondo della scrittura non si è mai arrivati!