Siamo felicissime di presentarvi una scrittrice esordiente che ci sta particolarmente a cuore: Marta Bassanetti, autrice di La valle dei sospetti, appena pubblicato da Entheos Edizioni. Un mystery avvolgente, che intreccia il ritmo del giallo classico con paesaggi bucolici e insospettabili ombre quotidiane. Marta Bassanetti, che si era affidata a noi per l’editing del suo romanzo, in questa intervista racconta il suo percorso di scrittura, le emozioni del debutto e cosa succede quando una placida campagna diventa terreno fertile per il mistero.

Marta, quando hai avuto l’idea di scrivere questo romanzo, e quanto tempo ci hai messo a scriverlo?
Le prime pagine di La valle dei sospetti sono nate come “compito” durante un corso di scrittura di suspense che ho fatto nel 2021 con lo scrittore Fabiano Massimi. Da tempo però ci pensavo, perché il fatto scatenante del romanzo, che è nel prologo, è accaduto vicino a casa mia e mi aveva molto incuriosita.
Perché proprio un mystery? Marta Bassanetti è un’appassionata del genere? E se sì, quali sono i suoi modelli?
Da sempre sono una giallista. Sono cresciuta tra Agatha Christie e le videocassette di Hitchcock. Mia madre era molto appassionata. Ti dico solo che nei suoi ultimi giorni io e mia figlia ci alternavamo a leggerle Polvere negli occhi. Dunque hai già capito chi è il mio primo modello… ma amo molto anche i grandi americani: Le Carré, Forsyth e Grisham. Comunque, devo dire che sono onnivora a livello di gialli. Li leggo tutti! Amo De Giovanni per la sua capacità di creare personaggi meravigliosi e sempre diversi, mi piace Carrisi anche se per me è molto ansiogeno… potrei andare avanti all’infinito. Considera che sono quella che viene definita una lettrice forte, sui 50 libri all’anno. Non solo gialli, però!
Il tuo romanzo è ambientato nella valle in cui abiti, Valle Urbana, nella campagna sassolese. Qualcuno dei tuoi personaggi è ispirato a persone che conosci? E non mi riferisco solo agli umani, anche agli animali…
La famiglia di Anna Holmes, la mia protagonista, è ispirata alla mia. Anna stessa è una mia proiezione (migliorativa! Più giovane di me, e non solo). Mi è venuto spontaneo anche perché, trattandosi del mio primo libro, avevo bisogno di una “comfort zone” in cui muovermi. I tre cani, Loki, Ares e Gea sono proprio i miei e a loro non ho cambiato neanche i nomi. Spero non mi facciano causa… a tal proposito, anche al gatto rosso, Romeo, che abita poche case sopra, ho lasciato il nome originale!
Sei stata molto carina a ringraziarci sui social per l’editing che abbiamo fatto sul tuo romanzo. Ma che tipo di lavoro abbiamo fatto, insieme? Spiegalo ai nostri lettori.
È stato un lavoro molto profondo. L’editing è stato fatto su tutto il libro, ma con due modalità diverse. Per alcuni capitoli abbiamo fatto delle sedute di coaching online, leggendo e approfondendo assieme vari aspetti, poi io e la editor andavamo avanti in tandem, ognuna facendo la revisione di un capitolo (io chiedevo alla editor di lavorare su quelli dei quali mi sentivo meno sicura). Nella seduta online successiva io e la editor condividevamo le scelte fatte, poi andavamo ancora avanti. Il lavoro ha riguardato tutto: dalla punteggiatura alle scelte stilistiche, e a volte l’intreccio stesso. Più di una volta si sono rese necessarie modifiche a livello di trama, per restituire coerenza alla storia.
Perché credi che rivolgersi a un editor sia utile? E soprattutto: secondo Marta Bassanetti, come si fa a scegliere l’editor giusto?
Se si vuole davvero creare qualcosa di pubblicabile, non si può prescindere da un giudizio e una revisione davvero esterni. Nessun parente, amico o conoscente ti dirà quello che ti può dire un editor. E non ha neanche la formazione per farlo. L’editing serve proprio a togliere quella patina di “ho scritto un libro carino” e fare emergere un LIBRO che si possa proporre con più convinzione togliendo provincialismi, ingenuità nella scrittura e nella trama e soggettività eccessiva.
Riguardo alla scelta, io sono stata fortunata perché la editor, Rita di Scrittura a tutto tondo, mi è stata suggerita da una casa editrice con cui avevamo rapporti come club del libro, la Marcos y Marcos. La persona che me l’ha indicata, Claudia Tarolo, purtroppo scomparsa, era garanzia assoluta di serietà, competenza e professionalità. Non nego che diversamente sarebbe stato difficile.
Forse quella di rivolgersi a un editor che sia anche uno scrittore, che a sua volta pubblichi e in modo soddisfacente, può essere una buona idea.
È stato difficile, poi, trovare una casa editrice per il tuo libro? Quanto tempo ci hai messo?
Lo scorso 15 Agosto ho mandato il mio manoscritto a una decina di case editrici e a due concorsi. Sono arrivata tra i finalisti di tutti e due i concorsi. Entheos, la mia attuale casa editrice, aveva indetto il concorso “È un vero mistero” e ha deciso di pubblicare il vincitore e le altre due finaliste: io sono una di quelle.
Quali erano le tue aspettative? E hai avuto quel che desideravi? Sei soddisfatta dell’esperienza?
Come è tipico del mio carattere, le mie aspettative erano bassissime… ebbene sì, sono soddisfatta! Non posso fare a meno di notare le difficoltà della piccola editoria, che si scontra con dei colossi, e anche di questa nuova concezione dello scrittore, che deve fare moltissima autopromozione… ma almeno ho messo un piede sulla giostra. E poi, questa è la cosa più importante, mi sembra che il libro piaccia!
Marta Bassanetti ha qualche consiglio da dare a chi si affaccia al mondo dell’editoria nella speranza di pubblicare il proprio libro?
Penso che i concorsi siano un ottimo strumento. Non fatevi però lusingare da quelli che risultano poi pubblicare a pagamento, o vi chiedono di coprire parte delle spese. Diciamo che tutto si può fare, volendo, ma se una casa editrice, per quanto piccola, decide di investire su di te, questo significa che qualcosa c’è. E prima o poi bisogna arrivare al punto in cui tu non paghi più e il tuo lavoro va avanti perché altre persone ci credono.
Non siate narcisisti. Cercate un giudizio imparziale, anche più di uno, e ascoltateli. Non credete nella scrittura di getto, nei personaggi che vengono fuori da soli, nella scrittura perfetta alla prima stesura. C’è un solo Stephen King, un solo Umberto Eco, un solo Lee Child. Ci possono volere 3-4-5 riscritture per arrivare a un buon romanzo.
Infine, vi lascio con il consiglio che ci diede Fabiano Massimi più volte, durante il corso: prima di qualsiasi prova con lettori beta, editor, agenzie letterarie, case editrici, il libro deve essere finito e perfetto per voi. Solo a quel punto potete coinvolgere altri per sapere cosa ne pensano e perché magari accolgano il progetto. Siate determinati, ma umili. E solo quando sarete sicuri di aver fatto un buon lavoro, iniziate l’editing e siate pronti a rimettervi in gioco.