Alcuni degli autori che abbiamo aiutato nel processo di scrittura, pubblicazione e promozione dei loro libri amano moltissimo i punti esclamativi. Li mettono dappertutto. Ne mettono anche due, tre, cinque di fila alla fine di una parola o di una frase.

Punto esclamativo: rappresentazione grafica

Esistono forme di scrittura nelle quali il punto esclamativo è più che ben accetto: la scrittura per il web, ad esempio. Anche in questo sito si trovano non pochi punti esclamativi. Quando si tratta di marketing, poi (Entra nel gruppo! Ascolta le tracce! Scopri di più!) gli esperti ne incoraggiano addirittura l’uso. Anche in alcuni tipi di email, come quelle nelle quali si richiede un colloquio, spruzzare il testo di un paio di punti esclamativi può comunicare al nostro interlocutore un senso di entusiasmo.

Teniamo però presente che infarcire un testo di ampio respiro, come un libro, di punti esclamativi significa togliere valore a ognuno di essi. L’autore, l’autrice che invece ne utilizza pochi, ma pochi davvero e quando servono davvero, attribuisce a ognuno di essi un significato fortissimo. Perché il valore del punto esclamativo è inversamente proporzionale alla sua frequenza d’uso.

Punto esclamativo: una scorciatoia?

A volte, per chi scrive, il punto esclamativo può rappresentare una scorciatoia: utilizzarlo può essere più comodo e veloce che cercare un modo di trasmettere l’enfasi attraverso le parole. O non abbiamo voglia, quel modo alternativo, di cercarlo, oppure non ci fidiamo di noi stessi e non crediamo che riusciremmo a trovarlo. O ancora, non ci fidiamo dei nostri lettori: non li riteniamo capaci di leggere in profondità.

Se le cose stanno così, forse è il caso di riconsiderare la questione.

Perché ogni volta che, invece di buttar giù la prima cosa che ci è venuta in testa, troviamo la parola esatta, la frase, l’immagine che stavamo cercando, portiamo la nostra scrittura alla vita. Più preciso è il nostro utilizzo della lingua, più catturiamo l’azione e trasmettiamo pensieri ed emozioni a chi ci leggerà. Proviamo, quindi, a cercare modi più sottili di trasmettere enfasi ed entusiasmo; a non limitarci a utilizzare ovvi segnali che richiamano l’attenzione su di sé.

D’altra parte, una delle regole cardine della scrittura (e della vita) è infrangere le regole stesse, quando ne abbiamo una buona ragione o quando l’istinto ci dice di farlo: teniamolo a mente anche quando si tratta di punti esclamativi!

2 commenti a: A proposito del punto esclamativo

  1. Brava. Sono d’accordissimo! Quando traduco dall’italiano tolgo innumerevoli punti esclamativi perché sembra che l’autore stia strillando in continuazione.
    Un altro mio pallino sono i punti di sospensione. Vengono usati troppo liberalmente, e spesso danno anche qui l’impressone di pigrizia da parte dell’autore. Come se tutti i testi debbano essere Hitchcockiani… (!!)

    • Grazie, Scribe Doll! Il punto di vista di una traduttrice letteraria, che si occupa di testi in lingua italiana con una profondità straordinaria, è particolarmente utile. 🙂

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