La cosiddetta regola delle 5 W (Five Ws in inglese) è la regola principale dello stile giornalistico anglosassone. Le cinque W stanno per: Who? («Chi?»), What? («Cosa?»), When? («Quando?»), Where? («Dove?»), Why? («Perché?»). Sono considerate i punti irrinunciabili che devono essere presenti nella prima frase (l’attacco o lead) di ogni articolo, come risposta alle probabili domande del lettore che si accinge a leggere il pezzo.

Perché vuoi scrivere questo libro? Un tipo indeciso
Così dice Wikipedia. Proviamo a spostarci dalla scrittura di un articolo a quella di un libro, e a immaginare cinque domande che potremmo porci prima di metterci all’opera. Rispondere ci aiuterà a fare chiarezza, ci indurrà inoltre a utilizzare al meglio il nostro tempo e — soprattutto — ci porterà a scrivere un libro migliore.

1. Perché vuoi scrivere questo libro?

La prima è una domanda ovvia, lo sappiamo. Forse persino banale. Possibili risposte? Perché scrivere è un miracolo, certo. Perché non c’è mai stato, nella storia, un momento migliore di questo per scrivere. Come no. Però, cerchiamo di andare ancora più a fondo, di personalizzare la risposta. Cerca, tu che intendi scrivere quel libro — proprio quel libro e non un altro — di chiarire con te stesso/a le ragioni profonde per le quali intendi scriverlo. Se lo farai in modo il più possibile specifico, e con passione, eviterai a te stesso/a di perderti lungo la strada e magari di incappare nel blocco dello scrittore. Prova a mettere su carta quelle ragioni e a rileggerle ogni giorno, prima di accingerti a scrivere: la fonte della tua ispirazione ne risulterà ogni giorno rinnovata e rinfrescata.

2. Per chi vuoi scrivere questo libro?

Se stai pensando “per tutti!”, “per il mondo intero!” stai forse commettendo un piccolo errore. Non è possibile scrivere un libro per tutti. Non è possibile parlare la lingua di tutti; con questo obiettivo nella mente, si rischia di essere generici e di non rivolgersi, alla fine dei conti, a nessuno. Se, invece, si intende rivolgersi a una specifica “nicchia”, il contenuto del libro creerà risonanze importanti non solo all’interno della nicchia, ma anche al suo esterno.

3. A cosa rinunci, per scrivere questo libro?

In altre parole, come farai a trovare il tempo, con tutto quello che hai da fare tra lavoro, famiglia e quant’altro? La verità è che, per scrivere, molti di noi devono mettere in secondo piano tutto il possibile, o quantomeno rimandare tutto il possibile ai momenti successivi alla scrittura.

Potresti, ad esempio, rinunciare a un’attività che non rappresenta per te una passione, ma un “dovere” in fondo non del tutto necessario. Oppure, potresti limitare il tempo che dedichi a un amico che non fa che chiamarti per lamentarsi dei suoi problemi, anziché decidersi ad affrontarli. O addirittura, nel lavoro, potresti liberarti di un cliente troppo difficile, che non si assume le proprie responsabilità, che non si presenta agli appuntamenti… abbandonarlo al suo destino può essere faticoso, potrebbe anche farti sentire un po’ in colpa, ma la sensazione di sollievo e liberazione che ne proverai sarà estremamente salutare. E anche per quel cliente, rinunciare a te potrebbe costituire una scossa quanto mai salutare…

4. Di cosa tratta il tuo libro?

Anche questa sembra una domanda semplice dalla risposta semplice. Ma quando avrai formulato la tua chiara, chiarissima risposta, saprai esattamente cosa inserire nel tuo libro e cosa escluderne. Forse dentro di te ci sono idee per più di un libro, e non sarebbe opportuno stiparle tutte nel primo che ti accingi a scrivere. Conoscere con precisione i propri obiettivi è il modo migliore per raggiungerli.

5. Come intendi organizzare la materia?

Scrivere “alla cieca”, senza sapere bene dove si arriverà, è senz’altro possibile; la scrittura di un libro è un processo organico che varia anche sensibilmente da scrittore a scrittore. D’altra parte, concepire una struttura, e poi seguirla come il treno segue i binari, è un atto di libertà: non una costrizione. In questo modo si risparmia tempo; si evita a se stessi di scrivere pagine e pagine che poi non troveranno posto nella stesura definitiva. Concepire una struttura, che nel tempo potrebbe anche modificarsi (avviene quasi sempre) rende anche più semplice l’atto di mettersi a sedere a scrivere. Puoi, ad esempio, osservare la struttura complessiva, trovare una sezione che in quel momento ti appassiona, e scrivere quella; non devi per forza scrivere in sequenza, dal primo capitolo all’ultimo.

Hai qualche domanda da porci? Non esitare a commentare questo post — oppure, se preferisci, a scriverci in privato. Buona scrittura!


Immagine di apertura: KMR Photography.

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