Versione italiana — di Irene Luchini — di un articolo del collega spagnolo Alejandro Capparelli, editor e fondatore di un ufficio stampa e media per scrittori.

Hai scritto un libro e vuoi che te lo promuova presso stampa e media? Volentieri. Però, non ti prometto il successo. Da parte mia, può sembrare un’affermazione strana: il successo del tuo libro dovrebb’essere il mio obiettivo. Ma il mondo che circonda i libri, specie quelli autopubblicati, è pieno di promesse francamente un po’ aleatorie.

Uno scrittore di successo con il suo libro

Alcuni miei colleghi sostengono di possedere la chiave del successo letterario, o magari la formula magica. Per convertire un libro in un bestseller, o per raggiungere i più alti ranking su Amazon, basterebbe seguire una serie di regole; solitamente si garantisce anche di riuscirci in tempi brevi. Mi sembra importante difendere un punto di vista diverso.

Credo sia giusto desiderare il successo commerciale del proprio libro. Tuttavia, quando vendere tante copie è lo scopo principale che ci si prefigge, la qualità dell’opera, e il contributo che essa può dare, passano inevitabilmente in secondo piano.

In particolare, l’autopubblicazione è senz’altro una grande opportunità, che consente non tanto di far soldi, quanto di dar sfogo a ciò che ci appassiona: la creazione, l’approfondimento della conoscenza, la ricerca, la creatività plasmata attraverso le parole scritte. La vera opportunità è avere lettori anche senza una casa editrice alle spalle, senza quindi un investitore che stampi e distribuisca le copie, e si occupi della promozione attraverso i media vecchi e nuovi.

I servizi di promozione editoriale che si propongono di aiutare gli scrittori a vendere più copie sembrano inseguire una formula secondo la quale sarebbe possibile vendere moltissime copie a prescindere dal contenuto del libro. Come, in sostanza, se il successo fosse alla portata di chiunque.

Per chi scrive, cos’è esattamente il successo?

Io credo, innanzitutto, che il successo nelle vendite NON sia alla portata di chiunque e la ragione è molto semplice: ciò che più conta, in una campagna di promozione editoriale, è il contenuto del libro. Contenuto che ovviamente riguarda l’autore ed eventualmente il suo editor o book coach; chi si occupa solo di marketing non può controllare questo aspetto. Pertanto, secondo il mio modo di vedere, l’obiettivo principale di uno scrittore dev’essere quello di realizzare l’opera che meglio lo rappresenti.

Nel caso della narrativa, è fondamentale trovare una voce propria, un modo di raccontare che identifichi indiscutibilmente chi lo fa. Il che significa percorrere un cammino molto più lungo, guadagnarsi i lettori poco per volta, però alla fine essere uno scrittore è questo. Al contrario, non mi sembra che abbia molto senso scrivere un’opera imitando la voce degli autori di successo, cercare di riprodurre formule narrative che hanno ottenuto riscontri, o reiterare temi e strutture viste e riviste. C’è chi consiglia, e mi suona molto male, di cimentarsi nei generi alla moda, o di scrivere saghe nella speranza che chi ha letto il primo libro della serie legga anche il secondo.

Qual è, dunque, il compito di chi offre servizi di promozione editoriale? Sicuramente non è promettere formule o trucchi per vendere un sacco di copie. Io credo che sia quello di sostenere gli scrittori affinché utilizzino l’autopubblicazione nel miglior modo possibile, in tutta la sua dimensione e complessità, e senza commettere errori; evitando quindi che il loro lavoro vada sprecato per via di una pubblicazione sbagliata o di una campagna promozionale inefficace.

La mia proposta è che l’autopubblicazione e il marketing editoriale siano nient’altro che i facilitatori di questa ricerca, da parte dello scrittore, di realizzare un contenuto che lo soddisfi pienamente, senza troppo badare ai ranking e alle classifiche di vendita. Nel mio modo di vedere, dunque, il successo consiste nell’ottenere che qualcuno ti legga, e che possa apprezzare il tuo libro per il suo contenuto.

Che cos’è il successo, nel selfpublishing?

Quando l’opera è terminata e pubblicata, è altamente probabile che passi inosservata nell’immenso calderone dei libri che escono ogni giorno. O peggio, è facile sbagliarsi su questioni quali il formato del libro, la copertina, la descrizione, la messa in vendita e, pertanto, fare una figuraccia e crearsi una cattiva reputazione ancor prima che il libro possa esser letto.

Per questi aspetti esistono numerosi servizi di consulenza, proprio come Scrittura a tutto tondo, che aiutano a non commettere errori e creare prodotti editoriali in tutto e per tutto professionali. Tuttavia, se io dovessi quantificarle, tutte queste azioni rappresenterebbero una parte molto minoritaria all’interno del lavoro che implica essere uno scrittore indipendente. Perché, e lo ribadisco ancora una volta, ciò che più importa è il contenuto del libro. La sua qualità.

In altre parole, con un buon libro si può fallire per non averlo pubblicato e pubblicizzato correttamente, ma con un cattivo libro è impossibile trionfare. È per questo che io non amo “vendere il successo”. Preferisco collaborare con scrittori che lavorino sul lungo periodo, che considerino il lavoro come una maratona e non come uno sprint. Non collaboro volentieri, invece, con chi è alla ricerca di trucchi per vendere il più possibile e non comprende che la qualità, anche nell’autopubblicazione, è l’unica cosa che conta.

Articolo di Alejandro Capparelli
Traduzione dallo spagnolo di Irene Luchini

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1 commento a: Sì, promuoverò il tuo libro. Ma non ti prometto il successo

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