Se quello dei mesi estivi è un buon periodo per scrivere (vacanze=più tempo a disposizione), è anche un buon momento per far leggere i nostri inediti ad amici e parenti, e ottenere quindi un parere esterno. I pareri sono importanti perché ci consentono di valutare l’efficacia con la quale esprimiamo quel che vogliamo esprimere, e di comprendere se siamo in grado di suscitare l’interesse del nostro potenziale lettore al punto da indurlo a voltare una pagina dopo l’altra.

Jean_maestra

Come ogni altra cosa nella vita, i pareri esterni possono essere positivi, negativi, utili, inutili. Come si fa a separare il buono dal cattivo, distinguere la critica sincera e costruttiva da quella puramente dettata dall’invidia? (Eh, già: succede.)

Prima di tutto, occorrerebbe andare a caccia delle opinioni ricorrenti. Se scrivi un racconto e lo fai leggere a dieci persone, e tutte e dieci sollevano questioni relative alla motivazione che indirizza le azioni del personaggio principale, è chiaro che devi rifletterci e fare qualcosa al riguardo. Se, invece, le dieci persone a cui fai leggere il tuo racconto sollevano critiche su dieci aspetti diversi, non ne cavi un ragno dal buco.

Ma più di ogni cosa, cerca di ottenere pareri da persone che, nella vita, leggono. È del tutto inutile che tu dia il tuo scritto in visione a qualcuno che legge poco o niente. Non far leggere i tuoi lavori se non a persone delle quali sai per certo che leggono molto, che leggono generi diversi, e che amano parlare di ciò che hanno appreso dalle loro letture.

Se fai parte di un circolo di lettura, e alcuni dei suoi membri ti colpiscono per i commenti che fanno sui libri che hanno letto, prova a vedere se sono interessati a leggere qualcosa di tuo. Idem se segui un corso di scrittura creativa; e naturalmente, in questo caso, prendi in considerazione anche e soprattutto gli/ le insegnanti.

Un buon lettore, che ti offre un parere utile e costruttivo, lo fa indicandoti la direzione da seguire; di certo non ti prospetta soluzioni strepitose, né ti propone di modificare personalmente la tua opera, o riscriverla. E neppure ti suggerisce uno o più metodi infallibili per farlo. Un buon lettore, che ti offre un parere utile e costruttivo, ti stimola ponendoti le domande che dovresti porre a te stesso/a.

E così, ascoltando i pareri esterni, pian piano imparerai a fare ciò che tutti gli scrittori devono saper fare: auto-editarsi. Correggersi da soli. Devi saper comprendere per conto tuo se quel che hai scritto è pubblicabile o meno, o se quantomeno, lavorandoci ancora, potrebbe diventarlo.

Infine, impara a non sentirti sminuito/a quando ti viene rivolta una critica costruttiva. Scrivere è un lavoro e un impegno costante, che può durare per tutta la vita: quindi vai avanti piano, sano e lontano, e soprattutto non mollare!


Immagine: Teacher’s Pet di Jean L. @ Flickr Creative Commons (licenza CC BY 2.0).

Hai qualcosa da aggiungere?